venerdì 6 aprile 2012

Il corallo

Ogni anno, all'approssimarsi della primavera, inizio a sentire il desiderio di truccarmi con colori freschi che richiamino alla mente la bella stagione e il buon umore. Il make up puo' diventare terapeutico e aiutare a sentirsi meglio nelle giornate un po' grigie. Basta indossare un rossetto rosso o nelle tonalità più vivaci ed ecco che il nostro viso si illumina a festa. In particolare vorrei soffermarmi su uno dei colori più gettonati dalla moda e dal make up: il color corallo. Esistono svariate sfumature di questa tonalità, le declinazioni elencate dalle tavole colorimetriche ci svelano che esistono un color corallo, un corallo rosa, un corallo chiaro, un corallo rosso. Le varietà di corallo sono tutte racchiuse tra l'arancio e il rosa, fino ad arrivare a un rosso squillante. E' un colore che sta bene a tutte le carnagioni e a tutte le età, dona freschezza e quel tocco di salute che non guasta mai.
Vediamo alcune proposte delle case cosmetiche:

La terra Bronze Corail di Chanel (mi sembra di averla pagata intorno ai 50 Euro)
Il tocco di corallo regala alle guance quel tipico rossore dei primi soli.
Lipstick Viva Glam Cyndi di Mac, un corallo brillante e vivace (17,50 euro)
Ombretto Paradisco di Mac, 17 euro:
un gradazione molto delicata di corallo
perfetta per illuminare e rinfrescare uno sguardo un po' stanco ;)
Uno dei blush corallo più famosi, Coralista di Benefit (32 euro).
E' una tonalità molto tenue di corallo che trovo perfetta sopra la terra.


Il corallo in natura è uno scheletro calcareo creato dalla secrezione di piccoli polipi bianchi, detti appunto coralli, con forma arboriscente (e cioè di forma assimilabile a quella dei rami di un albero). L'altezza solitamente è di 15-30 cm e il colore varia dal rosso cupo al rosa pallido ma puo' talvolta avere avere anche colore nerastro o blu a causa di impurità organiche. L'etimologia è incerta e se da un lato ci rivela che la parola corallo deriva dal greco koraillon, che significa “scheletro duro”; dall'altro ci svela un altro significato facendolo provenire dalla radice kura-halos, che in greco significa “forma umana” ( le ramificazioni dei coralli possono assumere delle sagome particolari). Altri ancora sostengono che la parola corallo derivi dall’ebraico goral, il nome delle pietre utilizzate per gli oracoli che pare fossero proprio dei coralli, e questo uso era diffuso in Palestina, in Asia Minore e nel Mediterraneo. 
La simbologia del corallo ci racconta che nell'antica Roma questo veniva utilizzato con fini apotropaici per i neonati, e cioè come amuleto "scaccia malocchio". Era infatti consuetudine far indossare ai neonati dei pendenti formati da rametti di corallo e somministrare loro come medicinale la polvere da essi ricavata per la prevenzione e la cura delle crisi epilettiche, degli incubi e dei dolori della dentizione.







Il significato del corallo come amuleto specifico dell’infanzia venne conservato anche durante il Medioevo e il Rinascimento.
Lo troviamo perfino indossato dal Bambino Gesù in quadri di devozione privata, probabilmente legati alla nascita di un bimbo, come potrebbe essere stata la “Madonna di Senigallia” (la cui datazione oscilla tra il 1470 e 1485) di Piero della Francesca (1416/17-1492). Nell'opera il ciondolo indossato dal Bambino, oltre ad essere letto come amuleto di buon auspicio, è anche simbolo del sangue di Cristo, quindi preannuncia quello che gli accadrà in età adulta (la crocifissione e la morte).


Concludo questa pagina dedicata al corallo con una poesia di Eugenio Montale, tratta dalla raccolta La bufera e altro.

GLI ORECCHINI

Non serba ombra di voli il nerofumo
della spera. (E del tuo non è piú traccia.)
È passata la spugna che i barlumi
indifesi dal cerchio d'oro scaccia.
Le tue pietre, i coralli, il forte imperio
che ti rapisce vi cercavo; fuggo
l'iddia che non s'incarna, i desiderî
porto fin che al tuo lampo non si struggono.
Ronzano èlitre fuori, ronza il folle
mortorio e sa che due vite non contano.
Nella cornice tornano le molli
meduse della sera. La tua impronta
verrà di giú: dove ai tuoi lobi squallide
mani, travolte, fermano i coralli.


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